Storia

Sviluppo di un'esperienza

L'afflusso di migliaia di braccianti stagionali migranti nella Capitanata, la provincia di Foggia, nei primi anni del 90, ha portato la comunità parrocchiale di Borgo Mezzanone a cercare, con l'aiuto dei missionari Scalabriniani di Siponto, alle porte di Manfredonia, a darsi da fare ed organizzare dei servizi primari per essi. Sono così nati i campi di lavoro chiamati “Le rondini” (vedi Note di Pastoarale giovanile maggio 2006 e Migranti Press 31 maggio 1997, 15 luglio 1998, 10 giugno 1999, 20 luglio 2000.) che, coinvolgendo giovani da ogni parte d'Italia, per la gestione e animazione di un centro di accoglienza in tenda per i lavoratori. L'aumento delle macchine per la raccolta e la maggiore conoscenza del territorio hanno ridotto l'esigenza di un tale servizio.

Inoltre è stato installato, sempre nel territorio della borgata, un CARA (centro di accoglienza per richiedenti asilo). Questo ha portato a modificare la struttura e le attività: scuola di italiano nei locali della parrocchia e animazione della borgata. La situazione di vita e di lavoro dei lavoratori stagionali nel territorio purtroppo non è cambiata: altri luoghi sono sorti con nuove persone. “Io ci sto” è uno sviluppo ed un ampliamento dei campi di lavoro degli anni Novanta: si rivolge ad una fascia di età maggiore e l'attenzione è rivolta ad un territorio più ampio.

L' IO CI STO ha esordito nel 2008 con timidi passi: due settimane, alla ricerca dei braccianti migranti per proporre loro l'Albergo Diffuso, nato poche settimane prima, come soluzione abitativa. Questo primo campo aveva la sua base logistica presso la comunità terapeutica Emmaus, alle porte di Foggia, dove si svolgevano anche alcuni servizi. In quell'anno abbiamo incontrato Medici senza Frontiere che svolgevano un prezioso servizio di prevenzione sanitaria: collaborando con loro si è venuti a contatto con il “ghetto” sotto Rignano Garganico, Ciceroni, Palmori, Tre Titoli ed altri luoghi dove vivevano gruppi di braccianti in condizioni pietose.

Visto il successo e l'entusiasmo suscitato, l'anno successivo si è azzardata la proposta di prolungare il servizio a sei settimane e malgrado una fosse scoperta ed in un'altra vi erano pochissimi partecipanti, oltre ai servizi in comunità, presso la Caritas di Foggia, all'Albergo Diffuso e al CARA di Borgo Mezzanone, si è cercato di incontrare i braccianti nei loro “villaggi” e di venire a conoscenza di altri luoghi. Da questi incontri, dal dialogo fraterno ed amicale, sono emerse le necessità impellenti : documenti, salute, italiano. Sono state queste indicazioni che hanno dato lo spunto per organizzare l'anno successivo.

Forti delle richieste fatte, il terzo campo, sei settimane piene, si è concentrato, senza tralasciare gli altri servizi, in due luoghi più problematici e non troppo lontani dalla sede del campo: il “ghetto” di Rignano Garganico e Ciceroni. L'attività più semplice da chiedere a giovani che spesso non si conoscono, è l'insegnamento della lingua italiana che è stata svolta con molta passione ed entusiasmo. Infatti essa è diventata anche un'occasione di dialogo e di reciproca conoscenza. Allo stesso tempo sono state inviate richieste di aiuto a medici volontari a Foggia e a San Severo, ma con pochi risultati. Agli sportelli legali delle associazioni partner sono stati indirizzati coloro che avevano problemi con i loro documenti. Inoltre, al “ghetto” sono aumentate le famiglie con i loro figli: per essi i giovani hanno saputo offrire dei momenti di animazione adeguata.

La quarta edizione il campo “IO CI STO” si è trasferito, per motivi logistici, presso l'Art Village di San Severo (www.art-village.it). Il servizio al “ghetto” è diventato prioritario. L'aspetto medico è stato seguito da Emergency con il loro Polibus, un ambulatorio medico adeguato in un bus e quello legale con l'apporto dei nostri collaboratori attraverso serate informative sui documenti, salute e diritto al lavoro. La scuola di italiano e l'animazione dei bambini è migliorata grazie ad alcune strutture leggere tipo gazebo e tende.

In preparazione al campo del 2012 ci sono stati contatti con la rete di attivisti, contadini, produttori, braccianti ed altri ancora, provenienti da diverse parti di Italia, ed alcuni di loro vi hanno partecipato lungo tutte le sei settimane ed anche oltre. Le loro eperienze quotidiane, la loro formazione universitaria e la loro tenacia sono stati elementi che hanno contribuito ad una maggiore conoscenza della realtà ed in modo particolare dei dinamismi di sfruttamento lavorativo, e non solo, dei lavoratori stagionali.

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