2012 - quinta - I servizi al “ghetto”

I servizi al “ghetto”

Il Grand Ghetto

Nei mesi estivi, mentre molti sono in vacanza, la Capitanata si confronta con una delle maggiori espressioni espressioni dell’economia locale, l'”oro rosso”: il pomodoro da industria foggiano rappresenta il 35-40% della produzione nazionale. Per sua natura esso deve essere raccolto e rapidamente lavorato e quindi richiede numerosi raccoglitori che, malgrado la presenza sempre più cospicua di macchine raccoglitrici, risultano necessari per garantire la raccolta in situazioni meteorologiche avverse o in casi di malfunzionamenti meccanici. La quota flussi per stagionali nel foggiano si aggira sulle mille persone, ma in concreto nel periodo estivo ne arrivano molti di più che si aggiungono agli stanziali fino a raggiungere, secondo alcune stime, le 13-15 mila unità.

Malgrado le leggi affermano il diritto dei lavoratori stagionali ad un alloggio dignitoso da parte dei datori di lavoro, quasi la totalità di essi vive in casolari abbandonati o in alloggi di fortuna, spesso lontani da fonti di acqua potabile e dagli altri servizi primari.

Il Grand Ghetto, come lo chiamano i suoi abitanti, si trova sulla Via Sprecacenere, SP23 al km 13,4 (partendo dal cimitero di Foggia) sul territorio del comune di San Severo. Si tratta della maggiore concentrazione della Provincia: nel 2012 è stato raggiunto il numero più alto di presenze estive, dalle 900 a 1000 persone, mentre in inverno vi allogiano circa 300 persone, provenienti soprattutto da paesi francofoni dell'Africa occidentale: Senegal, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Mali, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Camerun, Togo, etc. Sono pochissimi, invece, gli anglofoni provenienti specialmente dal Ghana, Nigeria, Sierra Leone e Liberia.

L'estate attrae molti di essi da varie parti d'Italia. Alcuni seguono le varie raccolte dell'agricoltura in un ciclo annuale: i pomodori in estate, la vendemmia e le olive in autunno, gli agrumi in inverno, la frutta in primavera. Altri, per la chiusura di molte fabbriche dell'Italia settentrionale, vengono per cercare di guadagnare qualche utile euro e/o per risparmiarne. Sono tutti uomini eccetto le circa 5-7 famiglie con i loro bambini e 50-80 donne dedite alla prostituzione, spesso con i loro “managers”. Le donne, i più anziani o coloro che, per vari motivi, non riescono nel duro lavoro della raccolta manuale, si dedicano a piccole attività commerciali: bar, ristoranti, negozi alimentari e di vestiario, meccanici di auto, costruttori, etc.

I “residenziali” vivono nelle dieci case della riforma agraria o della bonifica mentre gli stagionali costruiscono delle abitazioni di fortuna con materiale di recupero sul suolo agricolo privato concesso o affittato dagli agricoltori. Già a metà giugno 2012 un folto gruppo di persone sono arrivate per la costruzione delle baracche, mentre l'anno precedente avevano iniziato un mese più tardi. Un'altra importante differenza sta nel forte aumento di grandi costruzioni come dormitori per i lavoratori, luoghi che ne facilitano il reclutamento e di conseguenza il controllo e lo sfruttamento, tema delicato e complesso da affrontare ed approfondire in altra sede. Il lavoro della campagna negli ultimi anni si è modificato prolungando la stagione della raccolta del pomodoro fino agli inizi di ottobre, momento in cui gli abitanti del Grand Ghetto hanno iniziato a diminuire notevolmente: dapprima partono le famiglie per l'inizio dell'anno scolastico e gli operai per la sperata riapertura delle fabbriche, poi seguono chi va più lontano per la vendemmia e successivamente la raccolta delle olive.

Ogni iniziativa non intende potenziare e legittimare la presenza di un ghetto nel territorio, ma migliorare le condizioni di vita con il potenziamento dei servizi essenziali verso un totale abbandono di tale realtà, che sarà possibile solo quando i lavoratori, ogni lavoratore, verrà rispettato nei suoi diritti lavorativi (contratto, giusta paga, il versamento dei contributi, etc.).

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