2012 - quinta

L'organizzazione dell' IO CI STO inizia già verso marzo con il lancio del campo attraverso il suo sito www.iocisto.eu con il sistema delle newsletter e con il passaparola di coloro che vi hanno già partecipato. Verso Pasqua p. Arcangelo è stato contattato da una rete di attivisti, associazioni, contadini, produttori che si impegnano nel loro territorio contro lo sfruttamento del lavoro bracciantile per poter conoscere meglio la situazione della Capitanata e dopo un incontro organizzativo a Napoli, una nutrita rappresentanza ha partecipato al campo, alcuni dei quali per più settimane. Vista l'esperienza positiva dell'anno precedente, il Pontificio Seminario Campano Interregionale ha inviato sei seminaristi, così come vi hanno partecipato anche le Missionarie di San Carlo Borromeo (Suore Scalabriniane) con una simpatizzante, due aspiranti, due postulanti, due novizie e una suora incaricata della loro formazione e cinque studenti di teologia scalabriniani. In tutto hanno partecipato 110 volontari, più alcuni che hanno aderito per pochi giorni. Siccome vari si sono fermati per più settimane, siamo arrivati a 159 presenze settimanali. Grazie specialmente ai partecipanti religiosi/e scalabriniani/e e i seminaristi le nazioni rappresentate dai partecipanti erano, Albania, Brasile, Colombia, Congo, Filippine, Haiti, Indonesia, Madagascar, Messico, Romania e Togo mentre le regioni italiane di provenienza erano Abruzzo, Campania, Lazio, Lombardia, Piemonte, Puglia, Toscana e Veneto.

La settimana prima dell'inizio è stata affidata agli scout dell'AGESCI coinvolti con un cosiddetto “cantiere nazionale” per la sistemazione delle strutture necessarie alle attività: una tettoia coperta con la rete ombreggiante, un tepee per l'animazione dei bambini e due tende da campeggio per la radio e per magazzino. Inoltre alcuni volontari hanno voluto continuare autonomamente per un'altra settimana anche perché, in effetti, la necessità a “ghetto” prosegue fino a metà ottobre.

La realizzazione del campo è dovuta all'iniziativa dei Missionari Scalabriniani in collaborazione con la coop. sociale Arcobaleno, i Fratelli della Stazione, la Fondazione Migrantes, la diocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo, l'ASCS (Agenzia Scalabriniana per la Cooperazione allo Sviluppo), l'Art Village, gli scout AGESCI di Manfredonia, l'ANOLF. Per la prima volta si sono aggiunti attivamente anche giovani della rete “Campagne in lotta” (www.campagneinlotta.org) tra le quali anche le Brigate di Solidarietà Attiva. Senza il loro supporto poco si sarebbe potuto fare. Un sentito grazie di cuore a tutti loro.


Vita di gruppo

La giornata tipo, iniziava con la celebrazione dell'Eucaristia con un pensiero sulla Parola del giorno, alla quale partecipavano principalmente i religiosi e i giovani che desideravano. Dopo la colazione, preparata a turno, iniziavano i momenti di formazione, di approfondimento e di condivisione. In base alle conoscenze ed esperienze dei partecipanti si sceglievano temi ed argomenti che potessero interessare tutti, dando attenzione a coloro che erano ai “primi passi” in ambito migratorio. Gli incontri erano tenuti da esperti esterni impegnati nel territorio o dai membri della “rete”: grazie al loro impegno ordinario nel settore e ai loro percorsi di studio, hanno dato un apporto sostanzioso e di forte testimonianza. Le tematiche erano:

  • Introduzione e presentazione dell'Art Village (il lunedì mattina)

  • Il fenomeno migratorio

  • Il mondo del lavoro per i migranti

  • La tratta di essere umani

  • Le migrazioni in capitanata e il lavoro agricolo

  • Migrazioni in Puglia tra documenti e storia

  • Le seconde generazioni

  • I servizi per i migranti – il terzo settore

  • Lettura teologico-spirituale-ecclesiale delle migrazioni

  • Libera conto le mafie

  • Testimonianza di una partecipante che ha vissuto in Nigeria e sta studiando la tratta delle prostitute

  • Laboratorio musicale etnico

  • Dinamica interculturale

L'autogestione facilitava l'incontro tra i vari partecipanti, momenti di confronto e di scambio. La maggioranza dei partecipanti della rete “Campagne in lotta” si confessavano atei, poco credenti o di altre religioni ma avevano l’opportunità di incontrarsi con partecipanti cattolici in uno scambio di idee ed opinioni che ha arricchito entrambe le parti, riducendo i pregiudizi e preconcetti, approfondendo aspetti legati più al “sentito dire” o solamente letto e sicuramente crescendo nel saper accogliere il “diverso” più “vicino”, quasi come un momento propedeutico agli incontri con i migranti.

Il pomeriggio, dopo una breve pausa, si preparavano gli strumenti del servizio: fotocopie per la scuola di italiano, preparazione dei volantini, delle trasmissioni radio, controllo degli strumenti della ciclofficina, etc.

La sera, tornati dal “ghetto” si preparava la cena e poi, malgrado la stanchezza, vi era uno scambio di fatti e opinioni della giornata.


I servizi al “ghetto”

Il Grand Ghetto

Nei mesi estivi, mentre molti sono in vacanza, la Capitanata si confronta con una delle maggiori espressioni espressioni dell’economia locale, l'”oro rosso”: il pomodoro da industria foggiano rappresenta il 35-40% della produzione nazionale. Per sua natura esso deve essere raccolto e rapidamente lavorato e quindi richiede numerosi raccoglitori che, malgrado la presenza sempre più cospicua di macchine raccoglitrici, risultano necessari per garantire la raccolta in situazioni meteorologiche avverse o in casi di malfunzionamenti meccanici. La quota flussi per stagionali nel foggiano si aggira sulle mille persone, ma in concreto nel periodo estivo ne arrivano molti di più che si aggiungono agli stanziali fino a raggiungere, secondo alcune stime, le 13-15 mila unità.

Malgrado le leggi affermano il diritto dei lavoratori stagionali ad un alloggio dignitoso da parte dei datori di lavoro, quasi la totalità di essi vive in casolari abbandonati o in alloggi di fortuna, spesso lontani da fonti di acqua potabile e dagli altri servizi primari.

Il Grand Ghetto, come lo chiamano i suoi abitanti, si trova sulla Via Sprecacenere, SP23 al km 13,4 (partendo dal cimitero di Foggia) sul territorio del comune di San Severo. Si tratta della maggiore concentrazione della Provincia: nel 2012 è stato raggiunto il numero più alto di presenze estive, dalle 900 a 1000 persone, mentre in inverno vi allogiano circa 300 persone, provenienti soprattutto da paesi francofoni dell'Africa occidentale: Senegal, Guinea Conakry, Guinea Bissau, Mali, Burkina Faso, Costa d'Avorio, Camerun, Togo, etc. Sono pochissimi, invece, gli anglofoni provenienti specialmente dal Ghana, Nigeria, Sierra Leone e Liberia.

L'estate attrae molti di essi da varie parti d'Italia. Alcuni seguono le varie raccolte dell'agricoltura in un ciclo annuale: i pomodori in estate, la vendemmia e le olive in autunno, gli agrumi in inverno, la frutta in primavera. Altri, per la chiusura di molte fabbriche dell'Italia settentrionale, vengono per cercare di guadagnare qualche utile euro e/o per risparmiarne. Sono tutti uomini eccetto le circa 5-7 famiglie con i loro bambini e 50-80 donne dedite alla prostituzione, spesso con i loro “managers”. Le donne, i più anziani o coloro che, per vari motivi, non riescono nel duro lavoro della raccolta manuale, si dedicano a piccole attività commerciali: bar, ristoranti, negozi alimentari e di vestiario, meccanici di auto, costruttori, etc.

I “residenziali” vivono nelle dieci case della riforma agraria o della bonifica mentre gli stagionali costruiscono delle abitazioni di fortuna con materiale di recupero sul suolo agricolo privato concesso o affittato dagli agricoltori. Già a metà giugno 2012 un folto gruppo di persone sono arrivate per la costruzione delle baracche, mentre l'anno precedente avevano iniziato un mese più tardi. Un'altra importante differenza sta nel forte aumento di grandi costruzioni come dormitori per i lavoratori, luoghi che ne facilitano il reclutamento e di conseguenza il controllo e lo sfruttamento, tema delicato e complesso da affrontare ed approfondire in altra sede. Il lavoro della campagna negli ultimi anni si è modificato prolungando la stagione della raccolta del pomodoro fino agli inizi di ottobre, momento in cui gli abitanti del Grand Ghetto hanno iniziato a diminuire notevolmente: dapprima partono le famiglie per l'inizio dell'anno scolastico e gli operai per la sperata riapertura delle fabbriche, poi seguono chi va più lontano per la vendemmia e successivamente la raccolta delle olive.

Ogni iniziativa non intende potenziare e legittimare la presenza di un ghetto nel territorio, ma migliorare le condizioni di vita con il potenziamento dei servizi essenziali verso un totale abbandono di tale realtà, che sarà possibile solo quando i lavoratori, ogni lavoratore, verrà rispettato nei suoi diritti lavorativi (contratto, giusta paga, il versamento dei contributi, etc.).


Precampo

Il “cantiere nazionale” dell'AGESCI ha visto coinvolti i “clan” dei gruppi di Manfredonia e di Terlizzi impegnati nella costruzione, con tecniche tipiche scout, di alcune strutture leggere per facilitare i vari servizi:

  • la scuola di italiano: su pali di legno ben piantati nel terreno ve ne erano altri che tenevano una grande rete ombreggiante, ingrandita poi per poter accogliere più studenti;

  • il tepee, la tipica abitazione degli abitanti nativi del nord America, serviva da luogo di incontro e delle attività di animazione per i bambini:

  • quattro bacheche in punti strategici del “ghetto” per gli avvisi;

  • riparazione della batteria di nove rubinetti per l'approvvigionamento dell'acqua irrigua;

  • montaggio di una tenda da campeggio per ospitare la radio.

Agli scout, sono stati offerti momenti di formazione sulla realtà degli immigrati nel territorio e momenti di preghiera e di celebrazione. È stata nuovamente lanciata, a livello nazionale, l'iniziativa per questa estate. (cfr. http://www.agesci.org/settorepace/downloads/i_can_ghetto_satisfaction.pdf)


Scuola informale di italiano

La proposta di insegnare l'italiano è sorta dalla richiesta stessa dei lavoratori ed è anche la più semplice da proporre a volontari di cui non si conoscono capacità e competenze. Essi venivano introdotti da persone, specialmente dalla rete “Campagne in lotta”, che durante tutto l'anno, nei loro luoghi di vita, ne hanno fatto un impegno ordinario. Le condizioni per l'insegnamento sono particolari: innanzitutto vi è una discontinuità di presenze, visto l'irregolarità degli orari di lavoro, le stanchezze, la celebrazione del Ramadan, il bisogno di andare dal medico di Emergency, etc. Inoltre i livelli di conoscenz sono diversi: alcuni, addirittura, non sapevano né scrivere e né leggere oppure non conoscevano l'alfabeto latino, altri ci chiedevano di imparare il trapassato prossimo o di migliorare in matematica perché in procinto di fare l'esame di terza media... Ci sono stati momenti nei quali gli studenti erano una ventina e altri dove superavano la cinquantina dovendo di conseguenza rifugiarci all'ombra di qualche tenda e comperare altri tavoli e panche.

Verso gli ultimi giorni, un lavoratore, ha confidato a P. Arcangelo: “Ora che so un po' meglio l'italiano, rischio di non essere più chiamato a lavorare.” E alla domanda di spiegazione ha aggiunto: “il caporale non vuole prendere a giornata chi sa l'italiano, perché potrebbe accordarsi direttamente con l'azienda agricola e così aggirare il ruolo dello stesso caporale.” Concetto che ricorda l'esperienza educativa di don Milani.


Animazione dei bambini

Il numero delle famiglie al “ghetto”, rispetto l'anno precedente, si è dimezzato a sei. Esse, alle fine del campo dell'anno precedente, osservavano come il clima del “ghetto” non era per nulla educativo per i loro figli, vista la presenza di prostitute e musica fino a tarda ora. Ecco che, malgrado fossero pochi, è stato reso un servizio di animazione adeguato e di recupero scolastico.


Le prostitute

Quest'anno la presenza di prostitute al “ghetto” è notevolmente aumentato. Alcune giovani, specialmente tra i membri della rete “Campagne in lotta” così come le religiose scalabriniane, sono riuscite ad entrare in contatto con alcune di esse. Il tutto avveniva in un ambiente particolare: si trattava della loro abitazione e al contempo luogo di “esercizio” con il “manager” come controllore. Una di loro, per esempio, voleva venire alla scuola di italiano, ma non gli era permesso. Rimane da studiare il modo di avvicinarle in maniera “neutra”, cioè, senza mettere a repentaglio la loro incolumità e la nostra. Comunque in questo campo siamo riusciti ad aprire delle porte.

Grazie alla collaborazione con l’associazione “Roxana” che combatte contro la tratta sul territorio provinciale, si è fatta attività di prevenzione sanitaria, sono state distribuiti medicine generiche. Il nostro intervento in una stuazione così delicata mirava ad una lenta presa di consapevolezza da parte delle ragazze, che non sentivano il peso del giudizio ma il sostegno di chi capisce il dramma dello sfruttamento.


Ciclofficina

La dipendenza dei lavoratori dai caporali/caponeri non si ferma solo al loro reclutamento e versamento del salario, ma anche al trasporto verso il posto di lavoro (al costo di 5 euro) oppure verso la città di Foggia. L'idea iniziale di un servizio di bike-sharing è risultato un sogno molto ambizioso (malgrado tanti sforzi non riesce neanche nei comuni di Foggia, San Severo, Manfredonia...). Constatando la presenza di molte biciclette abbandonate, grazie anche ad alcuni volontari dell'associazione Cicloamici di Foggia, abbiamo lanciato il servizio della ciclofficina.

Ogni giorno una media di 20 persone si avvicinavano per riparare la loro bicicletta grazie ad una serie di attrezzi messi loro a disposizione e per operazioni più complesse. I volontari dell' IO CI STO davano loro una mano. Secondo il bisogno venivano comperati o recuperati pezzi di ricambio e in modo particolare camere d'aria e copertoni. Ben presto hanno iniziato ad aiutarsi tra di loro ed alcuni, a fine estate, hanno aperto delle officine in proprio. Con certezza abbiamo potuto constatare un forte aumento dell'uso della bicicletta come mezzo di locomozione e un piccolo passo verso l'indipendenza dai caporali.


Rifiuti, e acqua

I servizi essenziali, acqua, bagni e raccolta dei rifiuti da vari anni vengono garantiti col sostegno della Regione Puglia.

L'intenzione del progetto della Regione Puglia, che prevedeva di organizzare e promuovere una raccolta differenziata dei rifiuti, è risultata, malgrado gli sforzi, ambiziosa e non realistica: anche con l'impegno di un mediatore culturale come facilitatore e i volontari dell' IO CI STO non si è riusciti a conseguire i risultati preventivati. Siamo, quindi, stati costretti a ridurre l'aspettativa puntando alla riduzione di rifiuti bruciati. Con l'apporto del mediatore-operatore ecologico e dei volontari dell' IO CI STO si è avviata la sensibilizzazione alla pericolosità della diossina, sono stati installati dieci trespoli e distribuiti regolarmente dei grandi sacchi di immondizia che venivano poi trasportati nei cassonetti con il furgone dei Missionari Scalabriniani. Questo, così come constatato anche dagli abitanti stessi, ha portato ad una forte riduzione di rifiuti sparsi e di focolai tossici.

L'acqua potabile viene portata, nei mesi estivi anche due volte al giorno, da un camion da 14.000 litri e sistemata in 7 serbatoi da 2.000 litri con fondi della Regione Puglia. Vi è anche un punto di raccolta di acqua irrigua messa gentilmente a disposizione dall'Ente di Bonifica della Capitanata. Con i volontari siamo riusciti ad aggiungere altre due batterie da cinque rubinetti in due posti a 100 e a 200 metri di distanza. Questo ha permesso di decongestionare la batteria da 9 rubinetti e di avere dell'acqua un po' più a portata di mano. Le due batterie aggiunte sono poi state distrutte dall'incendio, ma alla riapertura dell'acqua, ferma durante i mesi invernali, verranno nuovamente sistemati in maniera più solida.


Radio Ghetto

Dalla partecipazione di giovani provenienti da varie parti d'Italia e anche oltre, con le loro capacità ed esperienze personali è sorta l'idea di una “street radio” che si è realizzata nella “Radio Ghetto”.

La potenza di trasmissione non superava il km di raggio e non si poteva ascoltare che dal ghetto stesso: non eravamo di disturbo a nessuno, ma si è rivelato presto uno strumento importante. Dalle 17 alle 22, alcuni amici lavoratori hanno imparato ad usare i semplici strumenti necessari e si impegnavano a cercare e mettere la musica di loro gradimento e soprattutto raccontavano i fatti del giorno. Emergevano spesso le loro gioie e speranze, tristezze e angosce legate specialmente alle loro condizioni di sfruttamento lavorativo. La provenienza di molti lavoratori dal nord, da settori diversi da quello agricolo, ha permesso naturalmente di fare dei ponti tra la situazione singola di ogni lavoratore e la situazione di sfruttamento nazionale del lavoro anche attraverso interviste attraverso un cellulare.

Quello della radio è stato un modo sano di raccontare le piccole angherie quotidiane, e di collettivizzare piccoli escamotage per resistere ad una situazione dura.

Alcune interviste sono state registrate e possono essere utilizzate altrove, malgrado la non sempre ottima qualità. È risultato un grande aiuto per le comunicazioni riguardanti le varie iniziative svolte, sulla “sanatoria”, sul diritto dei Maliani ad ottenere un permesso sussidiario, etc. “Radio Ghetto” è diventato oggetto di un articolo nel dossier “L'Africa in casa” su GLI ASINI - Anno III, n. 11, agosto/settembre 2012 (leggibile su http://www.iocisto.eu/rassegna-stampa/libri/145-radio-ghetto.html).


Primo incendio

(ripreso parzialmente dal report di una volontaria)

Venerdì 10 agosto attorno alle 22.00 un abitante del ghetto ci ha chiamato dicendo che era scoppiato un incendio. Per strada abbiamo incrociato un'ambulanza che tornava indietro e abbiamo inseguito i pompieri senza però riuscire ad avvertirli che stavano sbagliando strada. Arrivati al ghetto abbiamo trovato un quarto delle baracche (una cinquantina) rase al suolo, con l'incendio quasi esaurito e circa 200 persone senza tetto.

Il pulmino è ripartito con la metà di noi per cercare i pompieri. Chi è rimasto ha chiesto informazioni sulla dinamica e ha iniziato ad organizzare un tetto provvisorio per donne e bambini.

Dopo un'ora complessiva dalla chiamata sono arrivati i pompieri (ritrovati in una stradina a caso con i mezzi fermi) che sono stati però allontanati da parte degli abitanti molto arrabbiati per il ritardo, in quel frangente abbiamo scoperto che l'ambulanza è stata cacciata via a sassate per lo stesso motivo. Dopo una mediazione da parte di P.Arcangelo ed un carabiniere i mezzi hanno potuto domare quello che rimaneva dell'incendio.

Sono anche arrivati i dirigenti della pubblica sicurezza che sono rimasti comunque in disparte e si sono relazionati solo con i vigili del fuoco, i quali hanno rimosso le bombole (ma le hanno lasciate al ghetto) e stilato un breve verbale di dinamiche e danni.

Il giorno dopo, mentre alcuni con P.Arcangelo sono andati in prefettura e hanno parlato con una funzionaria ottenendo la visita della nuova prefetto Luisa Latella, gli altri hanno iniziato ad aiutare gli abitanti del ghetto a ripulire l'area dell'incendio per poter poi iniziare, poche ore dopo, la ricostruzione e hanno verificato che donne e bambini abbiano trovato soluzioni abitative provvisorie. Grazie all'apporto di nostri amici o associazioni abbiamo così fronteggiato l'emergenza: tre grandi tende da parte degli Scout di Manfredonia per ospitare 60 persone; vestiario da alcune parrocchie e dalla Caritas di Foggia; la Croce Rossa ha portato dei pasti precotti (non molto graditi); abbiamo allestito una cucina da campo e con degli alimenti ricevuti dalla Caritas di Foggia e abbiamo preparato un paio di cene coinvolgendo i lavoratori stessi creando così spazi di socialità nuovi e più comunitari.

Visto che un folto gruppo di persone coinvolte nell'incendio hanno perso i loro documenti, in accordo con la prefettura, abbiamo raccolto i loro nominativi e in collaborazione con la questura se ne è semplificata la duplicazione, terminata un mese dopo. Il fatto che la Prefettura abbia incaricato noi di raccogliere le denunce rende chiaro il riconoscimento dell'esperienza data dalla continuità della presenza e delle pratiche nel ghetto.

Molti ci hanno chiesto della causa dell'incendio aspettandosi la classica risposta della candela, ma la nostra riflessione si è spostata sul fortissimo sfruttamento del lavoro bracciantile che crea isolamento ed emarginazione. In questo contesto l'incendio non è altro che una conseguenza prevedibile data la fatiscenza delle soluzioni abitative.

L'emergenza è stata affrontata nell'immediato esclusivamente dai volontari dell’ IO CI STO.


I
Maliani e non solo

La raccolta dei dati di coloro che hanno perso i documenti nell'incendio ci ha permesso di avviare una serie di attività per far conoscere ai Maliani l'opportunità data dal nostro governo di accedere ad un permesso si soggiorno sussidiario a causa dei conflitti in corso nel loro paese. Lo sportello gestito da persone esperte nel settore, ha poi facilitato l'invio di richieste alle varie commissioni di riferimento di un invito ad un nuovo colloquio, servendo così circa 200 persone. Come c'era da immaginarselo, sono emersi anche altre questioni legali che nel possibile sono state risolte in loco oppure rimandate agli sportelli presenti a Foggia e in modo particolare al Centro interculturale Baobab e l'Anolf, ad oggi assiduamente frequentati.


Emergency

Per il secondo anno consecutivo, il “ghetto” ha avuto l'opportunità di avere per due pomeriggi a settimana, dalle 17.00 alle 22.00 il Polibus di Emergency, un bus adibito ad ambulatorio medico. Vi lavoravano dei mediatori culturali, infermieri e medici volontari, locali o di altre regioni. Il loro servizio prevedeva anche l'accompagnamento presso gli ospedali o i medici specialisti della città di Foggia. In alcuni casi i nostri volontari sono stati coinvolti per tale servizio e nei giorni della loro assenza si sono prodigati per portarli al pronto soccorso. L'obiettivo del loro operato è anche quello di avvicinare gli immigrati alle strutture sanitarie preposte aiutandoli anche ad acquisire, se non avessero ancora, la carta sanitaria e l'STP.


Giocando a calcio

Su richiesta dei lavoratori più giovani, sono stati comperati due palloni da calcio e immediatamente si sono organizzati per una partita. Venutolo a sapere alcuni amici di Foggia, si sono impegnati per organizzare il 21 settembre all'interno del “clandestino day” un torneo di calcio. Questo per favorire l'incontro fra culture diverse e, soprattutto, per sollecitare maggiore attenzione sulle difficili condizioni di vita dei migranti: lo sport e l'arte sono percorsi privilegiati dell'intercultura. Vista le capacità di alcuni giocatori africani, si è pensato anche di organizzare una partita con la squadra primavera del Foggia: sotto una pioggia battente, la squadra di casa ha perso per 2 a 4.


Secondo incendio

Il 14 novembre verso le 23.30 un nuovo incendio è divampato al ghetto più precisamente nella zona chiamata Bamako: grazie a Dio nessuno ha subito danni fisici. Un centinaio di persone hanno perso un posto dove dormire, i vestiti, cellulari, documenti, etc. Il giorno dopo, appena saputo, siamo andati a verificarne la situazione e ad organizzarci di conseguenza. Al nostro arrivo abbiamo trovato il sindaco di San Severo con i suoi collaboratori, un grande camion per la rimozione delle macerie, la CRI, alcuni giornalisti. Alcuni di loro hanno trovato sistemazione nelle baracche, altri da amici in altri casolari, altri ancora hanno anticipato la partenza per altri luoghi di raccolta. Ne rimanevano una ventina senza un posto e senza abiti di ricambio: su questi due ambiti abbiamo focalizzato il nostro intervento. Nella ricerca di una soluzione abitativa, anche se temporanea, dopo decine e decine di telefonate, non abbiamo trovato nulla. Il sindaco di San Severo ci aveva assicurato l'apertura dell'Albergo Fiffuso del suo territorio, tutt'oggi ancora chiuso, e la CRI, nella figura del presidente regionale Di Sabato, ci consigliava di utilizzare le strutture dell'ex zuccherificio Eridania perché lui stesso ne ha verificato l'agibilità, ma con un gruppo di lavoratori siamo andati a verificare e ne abbiamo constatato l'inadeguatezza. Verso sera, nella disperazione ho scritto un sms e finalmente le porte dell'Art Village si sono aperte.

I giorni seguenti sono stati di sostegno materiale e psicologico: malgrado non avessimo l'appoggio dei volontari come in estate, abbiamo, da soli, coinvolto amici, le vicine Caritas, le parrocchie, Emergency, etc. per una raccolta veloce di coperte, vestiti e alimenti. Abbiamo offerto loro una bombola di gas ad una casa vicina in modo da ridurre i costi dei pasti. Ben presto alcuni hanno iniziato la ricostruzione rallentata dal terreno bagnato, le giornate corte e il freddo.


Varie

Staffette

Le settimane in cui erano presenti molti volontari si è potuto organizzare delle staffette: realizzare una mappa delle presenze di braccianti in casolari abbandonati. Se inizialmente sembrava un gironzolare a caso, col tempo è emersa una maggiore coscienza delle condizioni di vita di altri lavoratori, che spesso fanno riferimento al ghetto in quanto ai vari servizi, compresi i bar e i bordelli.

Giovane rumeno

Durante un giro di staffetta viene incrociato P., un giovane rumeno che era riuscito a sfuggire da una situazione di grave sfruttamento e di riduzione a schiavitù, pieno di paura di essere ricercato dai suoi aguzzini. Dopo quattro mesi di mancato guadagno, voleva semplicemente rientrare a casa, ma prima di partire è stato accolto dai volontari dell' IO CI STO, rifocillato e rivestito ha passato dei momenti più sereni nei quali ci ha illustrato il suo dramma. Non volendo rimanere troppo in Italia, ha esposto la situazione nei suoi dettagli alle forze dell'ordine ed è ritornato in Romania.

Animazione serale

Le serate in estate, specialmente dopo la fine del Ramadan, erano lunghe e così si è pensato di proporre dei momenti insieme. Sono stati proiettati i film “Sankara”, un film documentario sulla figura di Thomas Sankara, un leader burkinabé molto carismatico, per tutta l'Africa Occidentale sub-sahariana e “Xala” un film comico senegalese.

In due occasioni, in modo semplice, sono state organizzate, grazie all'apporto dei giovani impegnati alla radio, due serate danzanti.

Momenti che hanno mostrato che malgrado le diverse maniere di ballare, il linguaggio corporeo avvicina chiunque.

Di passaggio in Italia, i giovani acrobati kenioti del NAFSI AFRICA hanno fatto sosta presso l'Art Village e si sono esibiti a San Severo, a Palazzo san Gervasio, a Foggia ed anche al “ghetto” attirando l'attenzione di molti lavoratori. (http://nafsiafrica.webs.com/)

Sandro Joyeux, un italo-francese che canta e suona la sua chitarra con un metodo tutto suo, ha rallegrato una serata al ghetto sia nel 2011 che nel 2012, con grande partecipazione di pubblico. Vedi http://www.myspace.com/sandrojoyeux per maggiori informazioni

Post io ci sto

Un piccolo gruppo di volontari hanno prolungato autonomamente il campo di una ulteriore settimana in maniera da dare maggiore continuità. Smontate poi le strutture leggere e le tende, si è continuato a visitare il ghetto per lo meno una o due volte la settimana e questo durerà fino all'inizio di una nuova avventura il 28 luglio 2013.

L'attenzione alla realtà migratoria della zona ed in modo particolare del “ghetto” continua tramite l'ufficio Migrantes della Diocesi di Manfredonia – Vieste – San Giovanni Rotondo in collaborazione con enti, associazioni e uomini e donne di buona volontà.


Valutazione

Il cammino svolto dall' IO CI STO possiamo considerarlo un continuo crescendo sotto vari aspetti: il numero dei partecipanti, la coscienza e la qualità del servizio reso, il ruolo nel territorio e nella chiesa locale.

Oltre al numero, è cresciuta anche la varietà e le capacità dei vari volontari. Le diverse provenienze ma soprattutto idee, conoscenze ed esperienze hanno permetto da un lato una arricchente vita comunitaria e dall'altro ha offerto un vasto ventaglio di chiavi di lettura sui vari servizi ai e con i migranti. Si tratta di un tesoro inestimabile di esperienze e conoscenze.

La collaborazione con varie associazioni del territorio che si impegnano quotidianamente nel campo dell’immigrazione ha stimolato anche le istituzioni e la Chiesa locale ad interessarsene appropriatamente. La Prefettura, la Questura, l'ASL, etc. conoscono bene il servizio reso dall' IO CI STO convocandolo ad incontri e dibattiti; vari giornalisti, italiani, francesi, danesi, norvegesi e olandesi lo hanno contattato sia per essere accompagnati nei luogi interessanti alle loro riprese, che come conoscitori della realtà migratoria.

La chiesa locale, che in modo mirabile ha offerto i suoi servizi caritativi ai migranti più bisognosi, lentamente si sta aprendo ad un servizio meno assistenzialistico. La Chiesa di San Severo, grazie anche alla nostra presenza nel territorio, ha iniziato ad allargare la propria visione della realtà migratoria. Nel territorio non esistono ancora comunità etniche.

La presenza costante di seminaristi è stata una grande ricchezza: hanno potuto toccare con mano i vari aspetti della realtà migratorie e in modo particolare sono entrati in contatto diretto con i migranti, “ i nostri maestri”, così come ha affermato uno di loro. Inoltre, con la loro testimonianza e scelta di vita, sono stati preziosi nella vita del gruppo e, specialmente quest'anno, hanno lasciato un'idea più realista della vita di fede ai giovani non credenti.

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