Sembra periferia del mondo, e invece ...

Foggia, agosto 2014 - In questi giorni siamo quasi 50, compreso chi è voluto rimanere qualche giorno in più e chi l'intera settimana. Ci organizziamo in tre gruppi, "a geometria variabile" si potrebbe dire, con destinazioni "Pista", "Ortanova" e "Ghetto". Si occupano prima i furgoni poi, quando pieni, le auto che alcuni di noi mettono a disposizione. Oggi per me la destinazione è il "Ghetto", 18 Km da Foggia, quello che proseguendo dritto arriva fino a Rignano Garganico. Percorso ad ostacoli fra buche e strade senza indicazione.
Nel pieno della raccolta del pomodoro le strade fra i terreni coltivati sono come il sistema vascolare di un organismo vivente. Fra macchine agricole che si spostano da un campo all'altro, autoarticolati che trasportano cassoni, vuoti in una direzione e stracarichi in quella opposta. E furgoni, che vanno e vengono ...

Il GhettoIncontriamo alcuni in bicicletta che tornano dal lavoro, altri che la bicicletta se la portano a piedi perché s'è bucata la ruota, o rotta in qualche altra parte. Se ti riconoscono ti sorridono e ti salutano prima ancora che sia tu a farlo, altri aspettano un tuo gesto amico prima di risponderti, sorridendo poi. E ogni volta, anche solo per pochi attimi, incroci lo sguardo con il loro, e quell'espressione ti rimane impressa e si sedimenta nella mente ...
L'ultima parte del percorso è il più sconnesso, la strada si fa stretta, i buchi si fanno quasi voragini, poi l'asfalto sfuma nello sterrato che porta alla nostra destinazione. Durante questo tratto qualsiasi mezzo deve rallentare. Davanti a noi un furgone, uno di quelli a 9 posti e finestrini tutt'intorno, procede quasi a passo d'uomo, non può evitare tutte le buche e su una buona parte di queste ci passa sopra con scossoni conseguenti e ondeggiamenti, noi ci accodiamo. I vetri del furgone sono incrostati di polvere, un'anta dello sportello posteriore è trattenuta da una mano che la mantiene socchiusa, non saprei dire se perché non funziona la chiusura o per far entrare un po' d'aria dentro. Dentro, non meno di venti persone stipate al limite dello spazio disponibile, impossibile che ce ne stiano così tante se non togliendo le file dei sedili posteriori. Stanno tutti uno addosso all'altro, stretti. E costretti dal bisogno che non offre ancora vie d'uscita. Osservi il mezzo nel suo ondeggiare e il vetro sporco, ma non a sufficienza per nascondere lo sguardo dell'uomo che incrocia il mio. In quegli occhi mi sembra di vedere quasi il pudore nel mostrarsi co-stretto in quelle condizioni. E attraverso quello sguardo se ne intuisce in qualche modo parte della sua storia e del percorso che l'ha portato fin qui. E pensi alle persone care da cui è dovuto allontanarsi e che, spesso inconsapevoli di quel che sta vivendo, da lui si aspettano un aiuto in soldi da far loro pervenire. Da lui, - costretto in quelle condizioni -. E poi moltiplichi tutto questo per ogni persona stipata in quel furgone, e poi ancora per tutti i furgoni pieni di braccianti per lo più africani, che in questi giorni stanno attraversando le campagne della Capitanata, e immagini le tante storie e vite, che s'incrociano con le nostre più di quanto quell'incrociare di sguardi possa com-prendere.
Il furgone poi si ferma sul ciglio dello sterrato, scende uno dei tanti e sembra quasi chiedere scusa, oppure dire grazie con un gesto della mano, per essermi dovuto fermare affinché potesse attraversare la strada.
Siamo arrivati al "Ghetto", scendiamo e ci prepariamo ad un nuovo incontro cercando di ascoltare e mischiare, per quel che ci è possibile, le nostre vite con le loro.
Il "Ghetto".
Sembra periferia del mondo, e invece è crocevia di storie e vite che vengono dal Mondo, e che attraversandolo lo segnano lasciando traccia.
Sembra che non interferisca col nostro quotidiano, ne è invece parte più di quanto noi stessi di prim'acchitto percepiamo.
Sembra che non ci tocchi, che sia vita d'altri, storie lontane seppure "sotto casa", e invece è parte di un sistema di sfruttamento che influenza e condiziona anche le nostre vite, in una connessione articolata e salda, che tiene tutto insieme.

Quando al supermercato passo accanto alla fila di barattoli di pomodoro esposti sul bancone penso a loro, e alla porzione di vita loro, contenuta.

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